giovedì 14 giugno 2007

una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell’insieme della nostra civiltà umana


A Roma il 4 luglio la "Manifestazione nazionale contro l'esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo"
Appello per una “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo ”Dopo aver ascoltato e fatto nostro l’ “accorato appello” del Papa Benedetto XVI ad agire per porre fine alle “critiche condizioni in cui si trovano le comunità cristiane”, abbiamo deciso di promuovere una “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”. Noi non possiamo più continuare ad assistere inermi alle barbarie che stanno costringendo milioni di cristiani negli Stati arabi, musulmani e altrove nel mondo a fuggire dalle loro case e dai loro paesi. Al contempo noi denunciamo le violenze contro i religiosi e i fedeli cristiani che pagano con la vita l’impegno e la fedeltà a testimoniare la propria fede. La presenza dei cristiani si va assottigliando sempre più: dalla prima guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare dal Medio Oriente. Una fuga simile alla cacciata degli ebrei sefarditi che, da un milione prima della nascita dello Stato di Israele, si sono ridotti a 5 mila. Invitiamo pertanto tutti gli uomini di buona volontà, al di là della loro fede, etnia e cultura, a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà mercoledì 4 luglio a Piazza Santi Apostoli a Roma alle ore 21. Sarà una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell’insieme della nostra civiltà umana.


Per aderire: salviamoicristiani@gmail.com

mercoledì 13 giugno 2007

La miseria dell'avaro

L'avaro vive da povero, e muore ricco. Ogni tanto le cronache confermano fatti che si ripetono da secoli: il vecchietto che cercava l'elemosina davanti a una chiesa muore e nella sua casa misera vengono alla luce pacchi di soldi e libretti bancari. Aveva ragione san Bernardo quando definiva l'avarizia come «un continuo vivere in miseria per paura della miseria». Anzi, per stare ancora ai santi, è nota la battuta attribuita a sant'Antonio da Padova, che oggi la liturgia festeggia, di fronte al funerale di un avaro ricchissimo: «Il suo cuore non riusciranno a seppellirlo, perché era troppo attaccato ai soldi!». Sopra ho citato un'altra battuta, simile a un proverbio, proposta da un giornalista, Vittorio Buttafava (1918-1983). Decine e decine di altri aforismi su questo vizio li ho diligentemente collezionati scrivendo nei mesi scorsi un libro proprio sulla storia dei sette vizi capitali. Io, però, vorrei porre l'accento su un altro tipo di avarizia, quello dei sentimenti, una cupidigia a cui poco si bada ma dagli esiti altrettanto deleteri. Si ha, infatti, spesso la tentazione di negare al prossimo non tanto i soldi (un gesto di carità talvolta non costa molto e mette in pace la coscienza) quanto piuttosto il proprio tempo nell'ascolto, nella vicinanza, nella tenerezza. Paradossalmente questa avarizia è molto più seria perché rifiuta non tanto un bene materiale, pur importante, quanto una realtà intima e profonda che non può essere acquistata. Tutti, credo, dobbiamo confessare di esserci negati a chi voleva solo sentirci al telefono per avere una parola buona, di aver evitato chi desiderava essere ascoltato, di aver rifiutato la compagnia a una persona sola e malata. Anche questa è avarizia meschina.
Gianfranco Ravasi http://www.avvenire.it/

lunedì 11 giugno 2007

I NOGLOBAL, BUSH E… IL CORPUS DOMINI

Centomila fedeli in processione non fanno notizia. Decine di scalmanati che protestano, danneggiamo treni e vetrine, viaggiano gratis, si... beh loro hanno il diritto di protestare...
Credo che la mia idea sia molto vicina a quella di Socci che vi propongo qui sotto, da Libero del 9 giugno 2007.
Ho in più aggiunto un link al miracolo di Lourdes, di cui, nonostante molti pellegrinaggi, non avevo mai sentito parlare. Il video toglie il fiato... Guardatelo!


I quattro sciamannati che contestano Bush da giorni hanno l’onore delle prime pagine e delle aperture dei tiggì. Ma le 100 mila persone che giovedì sera, a Roma con il Papa, hanno partecipato alla processione del Corpus Domini fra le basiliche del Laterano e di Santa Maria Maggiore, non hanno meritato neanche una riga di attenzione da nessuno. E’ la dittatura del relativismo. Interessano i cattolici che ad Assisi fanno le marce della pace con Bertinotti, ma non le folle cattoliche che pregando portano per le vie di Roma l’Eucaristia. Cosa volete che sia la notizia di Dio che si fa carne e poi pane…Tutti siamo indotti a pensare che un Casarini che si agita in Trastevere sia più importante. Certo, tutto passa. Sono passati pure Lenin e Stalin, figuriamoci Casarini… Ma noi intellettuali invece pensiamo che siano i vari Casarini, i Silvestri, i Lapo Elkann e le veline, meteore che attraversano le nostre effimere cronache, a far notizia e non piuttosto il Signore della storia, la Bellezza fatta carne, che è fra noi da duemila anni e che ha promesso di restare per sempre. Siamo accecati o banali? Anche se – nelle nostre disperate solitudini laiche - pensassimo che 100 mila romani in processione siano solo folklore oppure – come scrive Odifreddi – ritenessimo che i cristiani siano dei “cretini”, è pur sempre un fenomeno sociale clamoroso. Perché non interrogarsi? Oltretutto a quel mistero che è l’Eucaristia sono state dedicate le nostre cattedrali e i più grandiosi capolavori della nostra arte. Fra i “cretini” devoti a quel mistero troviamo Mozart, Caravaggio, Dante, Raffaello che hanno espresso tutta la loro commozione per il Dio che si fa pane quotidiano. Folle di martiri hanno dato la vita per lui e i più grandi santi sono stati innamorati di Gesù “pane di vita”: da Francesco d’Assisi a Caterina da Siena, da Tommaso d’Aquino a Madre Teresa, da padre Pio a santa Chiara che con l’ostensorio fermò addirittura i saraceni. A far intuire che immane mistero si nasconda in quel pezzo di pane ci sono decine di miracoli eucaristici. Cito due dei più famosi. Quello di Lanciano e quello di Siena. A Lanciano, attorno al 750, un monaco stava celebrando la messa, ma da tempo era assalito dai dubbi: possibile che quella piccola ostia bianca diventi realmente fra le mani del sacerdote il vero corpo di Cristo? Mentre pregava Dio che lo liberasse da questo assillo, vide letteralmente il pane trasformarsi in carne. Atterrito e confuso scoppiò in lacrime. Il clamore fu enorme e quell’ostia di carne è tuttora conservata nella chiesa di San Francesco. Nel 1971 furono fatti esami di laboratorio. Il professor Odoardo Linoli il 4 marzo rese noti i risultati: si tratta di tessuto di cuore umano e sangue umano (emogruppo AB). Inoltre “nel liquido di eluizione dell’antico sangue si riconoscono tutti i componenti del siero di sangue fresco (tracciato elettroforetico) e tutti gli accertamenti fatti sulla carne e sul sangue non hanno mai portato al riconoscimento di materiali estranei, destinati alla conservazione”. Si è scoperto che la carne è parte del ventricolo sinistro di un cuore umano. Il professor Linoli dichiara che l’ipotesi di un falso (cioè di un cuore prelevato da un cadavere) non è convincente per il tipo di tessuto e per come tale tessuto è stato prelevato (“le prime dissezioni anatomiche sull’uomo si ebbero posteriormente al 1300”). Inoltre – studiando la retrazione concentrica del tessuto stesso e come si tentò nell’VIII secolo di fissarlo – il professore ha concluso che questo frammento di cuore, quando il monaco se lo trovò fra le mani, “fosse allo stato vivente”. Un altro caso a Siena. Il 14 agosto 1730 alcuni ladri, nella basilica di San Francesco, rubano la pisside d’argento piena di particole consacrate. Il sacrilegio sconvolge la città. Il giorno 17 le ostie sono ritrovate dentro una cassetta delle elemosine del santuario di S. Maria in Provenzano. Per farla breve, da allora – sono passati 277 anni – si conservano prodigiosamente incorrotte, sebbene il materiale di cui sono fatte sia quanto mai effimero. Analisi scientifiche hanno attestato che sono “intatte e senza sfrangiature”. Conclusione del professor Grimaldi: “Le Sante Particole di Siena sono in perfetto stato di conservazione contro ogni legge fisica e chimica e nonostante le condizioni del tutto sfavorevoli in cui si sono venute a trovare. Un fenomeno eccezionale e straordinario”. Molti altri sono i miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa. Poi ci sono gli episodi non ancora riconosciuti come miracoli, anche perché molto recenti, come quello clamoroso accaduto, il 7 novembre 1999, a Lourdes, nella basilica inferiore. Celebrava l’arcivescovo di Lione e con lui il cardinal Lustiger, arcivescovo di Parigi, con molti vescovi d’oltralpe. La messa era trasmessa in diretta dalla televisione francese “Antenne 2” e dunque quello che accadde è tutto documentato (si può vedere su internet scaricando il file all'indirizzo http://www.tonyassante.com/renzoallegri/eucar/indice.htm). Al momento dell’epiclesi, cioè quando i sacerdoti stendono le mani invocando lo Spirito Santo perché il pane e il vino diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, si vede chiaramente che la grande ostia bianca si solleva, oscilla e resta sospesa nell’aria per molti minuti, a qualche centimetro dalla patena, fino alla fine del canone. Il movimento con cui si solleva è impressionante. Alcuni esperti hanno analizzato la ripresa escludendo ogni manipolazione tecnica. Un altro fatto inspiegabile pare sia accaduto alla coreana Julia Youn Hong-Son. Il 31 ottobre 1995 partecipa alla messa che Giovanni Paolo II celebrava nella sua cappella privata. Riceve da lui la comunione e qui accade un fatto sconvolgente: sulla sua lingua quell’ostia diventa di carne. C’è un filmato che mostra quando il Papa, finita la messa, giunge davanti a Julia: lei si inginocchia e mostra al Santo Padre il prodigio. Si nota lo sguardo stupito del papa che carezza la guancia di Julia e traccia una croce sulla sua fronte (il filmato è stato mostrato per la prima volta da Piero Vigorelli, a “Miracoli”, su Rete 4, il 18 maggio 2001). Certo su questo episodio come su quello di Lourdes dovrà pronunciarsi la Chiesa. Ma i miracoli eucaristici già accertati parlano chiaro: alla fame di significato, di bellezza, di amore di ogni uomo, Cristo risponde facendosi pane, per sostenerci, trasformarci in Lui e divinizzare perfino il nostro corpo che si disfà e decade ogni giorno: se ci nutriamo di Lui è destinato a diventare un corpo glorioso come quello di Gesù dopo la resurrezione, non sottoposto più ai limiti dello spazio e del tempo, eternamente giovane. Ecco perché i centomila romani sono stati mossi dal desiderio di incontrare - ha detto il Papa - “Gesù che passa per le strade”. Il cardinal Siri, 40 anni fa, in una circostanza analoga alla visita romana di Bush, ebbe a dire: “in questo mondo c’è Kennedy, c’è Kruscev, ci sono tutti gli altri, che nel giro di pochissimi anni non vi saranno più. Vi prego di ricordarvi che in questo mondo c’è Gesù Cristo (con questo è detto tutto!) e che Gesù Cristo è il Figlio di Dio fatto uomo, cioè Egli è l’infinito e il più umano di tutti, l’unico veramente umano perché in un modo non ripetibile dagli altri, è andato in croce per tutti gli uomini…. Questi uomini che se arriva in una città un divo o una diva dello schermo, parlano per qualche tempo solo di quello, ombre effimere, assolutamente effimere e inconsistenti come tutte le ombre! Costoro che non si ricordano che Nostro Signore e Salvatore, quello che è andato in croce per loro, rimane lì nel Tabernacolo, Dio e Uomo, non con la presenza spirituale, ma con la presenza reale...”. Presenza che riempie ogni solitudine, vince il dolore e la morte e ama ciascuno chiamandolo per nome.

Antonio Socci http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm

lunedì 4 giugno 2007

IL CORAGGIO DI MAGDI ALLAM


Non avrei saputo esprimere meglio i concetti che ho trovato poi su Vita Casalese, e quindi vi propongo l'articolo pubblicato...

Aggiungo solo che il contatto umano che mi ha saputo regalare in quei due minuti di colloquio che abbiamo avuto al momento della firma dell'autografo sul libro sono difficilmente eguagliabili. Mi ha chiesto chi sono, cosa faccio, dove vivo, che lavoro faccio, mi ha chiesto di mia figlia... come un amico. E come si fa solo ad un amico, mi ha confidato che sua figlia studia da assistente sociale. Gli ho detto che molti in quella sala la pensavano proprio come lui, ma non avrebbero mai avuto il coraggio di prendere le posizioni che lui ha invece assunto. E mi ha risposto che bisogna avere il coraggio delle proprie azioni. se siamo capaci di pensare dobbiamo anche saper sostenere le nostre idee! E non è finita qui...

La dedica che ha scritto è molto bella ed è anche il riassunto della serata: A ........., con amicizia e gratitudine per l'impegno sociale e civile, i miei auguri : verità vita e libertà

E’ stato un successo straordinario di presenze e di simpatia l’incontro di sabato sera alla Filarmonica con Magdi Allam, il vice direttore del Corriere della Sera che ha ripreso alcuni temi essenziali svolti nel suo libro “Viva Israele”. Circa 250 persone, ancor prima dell’inizio, affollavano i due grandi saloni contigui per ascoltare il noto giornalista e opinionista televisivo. La serata era stata organizzata dall’Assessorato alla Cultura di Casale, dal Centro Culturale nuovo Areopago, dall’Associazione Amici della Biblioteca, dalla Fondazione Arte, Storia e Cultura ebraica di Casale e dal Centro Culturale Frassati di Torino. Presentato da Paolo Fiandra dell’Areopago, Magdi Allam con chiarezza ha parlato della situazione di gravissimo pericolo per la pace a causa del fondamentalismo islamico, della debolezza culturale e politica dell’Occidente e dei gravissimi rischi per il futuro del mondo. Il titolo dato al suo libro, “Viva Israele”, è molto di più che una provocazione -ha spiegato il giornalista- è la costatazione che la difesa della vita e della libertà deve essere affermata per tutti. “Viva Israele”, perché questa è una situazione emblematica, ma anche viva la vita, viva lo stato della Palestina, viva la libertà di tutti gli uomini in tutti i campi. Dopo le minacce ricevute da Hamas per aver denunciato i kamikaze palestinesi, "la mia vita", sostiene Allam, "è diventata strettamente collegata alla sorte di Israele, per una mia scelta interiore di fede nella sacralità della vita e per una bizzarria del destino che ha voluto che fosse un musulmano laico a battersi in prima linea, anche a rischio di morire, per difendere il diritto all'esistenza dello Stato ebraico". Da anni vive sotto scorta, e almeno sette agenti della Polizia antiterrorismo, più vari carabinieri hanno dato la loro opera nella serata alla Filarmonica per la sicurezza dell’oratore e del pubblico. Anche un ragazzo di grande sensibilità ed educato in una scuola religiosa italiana come lui non era rimasto del tutto immune al pregiudizio anti-israeliano, che venne però spazzato via dalle esperienze successive: "In queste pagine ho voluto raccontarvi il mio lento e sofferto percorso esistenziale dall'ideologia della menzogna, della dittatura, dell'odio, della violenza e della morte alla civiltà della verità, della libertà, dell'amore, della pace e della vita. Fino a maturare il pieno convincimento che, oggi più che mai, la difesa del valore della sacralità della vita coincida con la difesa del diritto di Israele all'esistenza". Ecco perché questo libro autobiografico parla alle coscienze di tutti: dietro l'intransigenza con cui si tutela il diritto di Israele all'esistenza e alla pace c'è la fermezza con cui si protegge la nostra società dai pericoli di infiltrazione e legittimazione dell'ideologia della morte. La sua lucida analisi ha negato che vi sia uno scontro tra religioni. Il fanatismo islamico che è stato occupato dal terrorismo (così come l’Islam si appropriò dell’arabismo – n.d.r.) non è tanto contro i cristiani, ma contro gli stessi islamici moderati o di altre sette (sono circa 500). L’islamismo è una galassia con centinaia di “confessioni” e non c’è un’autorità centrale, perché per i mussulmani il rapporto è diretto con Dio, senza la mediazione del “clero” o di una autorità religiosa. Ha ricordato che in Algeria il terrorismo islamico uccise 200.000 persone tra gli stessi musulmani. L’odio per Israele è fondamentale per il terrorismo islamico, e non solo del Medio Oriente ma anche per quelli delle Filippine o dell’Afghanistan, e per essi non è possibile nessun pragmatismo, perché la distruzione di Israele è un dogma assoluto. Ha sbagliato Condoleeza Rice –commenta Magdi Allam- a fare pressioni su Israele al tempo delle elezioni in Palestina pensando che Hamas al Governo sarebbe diventato pragmatico e avrebbe riconosciuto lo stato nemico. La stessa considerazione bisogna farla per l’Iran, definito un regime nazi-islamico. E’ stato molto severo anche con il nostro Governo per l’atteggiamento morbido del
Ministro degli Esteri D’Alema verso l’Iran, quando disse che se non ci desse più il petrolio ci costerebbe due finanziarie. Ricorda quando Churchill commentando la debolezza degli stati europei che avevano sacrificato Danzica alle mire di Hitler pur di evitare la guerra (che avvenne ugualmente...) disse: “la persona conciliante è come uno che nutre il coccodrillo nella speranza di essere mangiato per ultimo”. I terroristi devono essere distinti tra burattinai e burattini. Una volta c’era la credenza che fossero i disperati nati e vissuti nei campi profughi palestinesi, senza futuro, cui anzi la morte avrebbe assicurato ai familiari delle risorse. I kamikaze sono i burattini, ma adesso sono anche cittadini britannici di buona famiglia, con formazione culturale a volte eccellente nelle migliori università europee o statunitensi. Sono burattinai i miliardari sauditi come Ben Laden che vogliono conquistare l’Arabia Saudita e di lì farne una base di ampio potere economico e politico. E proprio Ben Laden, miliardario (in dollari...) saudita che ha studiato a fondo sia la finanza che la comunicazione prende dall’Occidente tutto il progresso tecnologico e finanziario ma rifiuta la sua ideologia, la sua cultura, la sua civiltà, identificate con il male. In questa globalizzazione tecnologica i terroristi sono diventati maestri. Non c’è dubbio che le due torri gemelle siano state colpite da due aerei dirottati dai terroristi islamici, ma è bastato che sui siti fondamentalisti apparisse un’altra ricostruzione, per cui la distruzione era dovuta agli affaristi americani con il concorso del Mossad (servizi segreti israeliani), che anzi aveva avvertito gli ebrei di non andare alle due Torri, per far sì che una verità e una bugia fossero egualmente accreditate e il fatto terroristico spaventoso fosse in qualche modo allontanato. La globalizzazione delle informazioni, senza controllo delle fonti e della autenticità, rappresenta un pericolo gravissimo, perché se non c’è il senso critico della conoscenza, tutto e il contrario di tutto hanno la stessa appartenenza. Questo ci porta al gravissimo pericolo del relativismo applicato un po’ a tutti i campi: ideologico, religioso, morale. E’ impressionante l’identità di analisi del giornalista con Papa Benedetto XVI, cui ha espresso piena consonanza e apprezzamento per il discorso di Ratisbona dello scorso anno. Al termine vivissimi applausi e moltissimi qualificati interventi hanno consentito di approfondire ancor di più i problemi esposti. Infine l’assessore Calvo si è complimentato con Magdi Allam per la sua chiarissima analisi. E poi gli autografi sul libri, acquistato da tutti i presenti.


p.b. http://www.vitacasalese.it/

mercoledì 23 maggio 2007

Dove c'è un chiodo, c'era il crocifisso


Vi propongo un articolo letto su "Panorama" una decina di giorni fa.
E' tratto dalla rubrica l'arcitaliano di Giuliano Ferrara.



Nella clinica milanese Mangiagalli si praticano 7 mila aborti l’anno. È efficiente, dunque. In questo simbolo della nostra società, che esclude e seleziona gli esseri umani interrompendo per via chirurgica il loro battito cardiaco, si è deciso di essere inclusivi verso gli esseri umani. Come? Togliendo piano piano il crocifisso dal muro, per non urtare la sensibilità dei musulmani o, come si dice adesso, dei diversamente credenti. Il direttore sanitario, Basilio Tiso, ritiene che quella della Madonna sia un’immagine più acconcia alla bisogna del momento: evitare di irritare, o magari compiacere, chi non è cristiano di confessione. Se poi proprio un paziente non ce la fa, e chiede l’immagine di Gesù Cristo in croce, il personale lo ritira fuori del cassetto e lo riappende per l’occasione.Abdelhamid Shaari, capo del centro islamico di viale Jenner, ha ringraziato per il bel gesto il direttore, ma ha aggiunto che si potrebbe e dovrebbe fare di più: meglio un muro bianco, visto che siamo uno stato laico (deve aver letto i libri di Gustavo Zagrebelski). Forse Shaari accetterà che su quel muro bianco, quando ci arriveremo, restino infissi i chiodi per la riattivazione a richiesta del Risorto. I chiodi sono importanti, nella simbologia della croce. In fondo basta che resti il chiodo attaccato, e subito si capirà che lì c’era un crocifisso. Dopo esser serviti al massacro simbolico delle biblioteche cristiane nel film di Ermanno Olmi, i chiodi diventeranno i sostituti della cosa. La nostra identità culturale, la nostra teologia, la nostra fede semplice saranno così appese alla visione di un nudo chiodo su un nudo muro bianco.Che pena mi fa l’ideologia, quando sostituisce la cultura, lo spirito, la compassione e l’identità. Sarebbe così semplice spiegare agli ospiti musulmani di un paese cristiano che quel Cristo in croce è solo un simbolo d’amore, e comunque è il simbolo del paese che cerca di curarli e che fa abortire le loro donne in condizioni crudeli comunque per gli abortiti, ma regolate da una legge che cerca senza trovarla la quadratura del cerchio contro l’aborto clandestino. Non sarebbe impossibile spiegare loro che il nostro spirito di accoglienza è legato a quell’immagine come il nostro rispetto della persona, anche se ormai solo di quella che ce l’ha fatta a nascere.E si potrebbe aggiungere, con le parole del filosofo Karl Löwith, che prima delle nostre alleanze, la vecchia e la nuova, il mondo era un bestiario indifferenziato, e solo dopo ha trovato nell’uomo il suo centro, e nella cultura della persona la sua gloria. Perché mai questa consapevolezza di sé del nostro mondo, nutrita o no di fede, dovrebbe offenderli?Invece no: avanti verso il disarmo dei simboli della caritas e della pietà civile e della storia di questo popolo, di questa nazione, di questa Repubblica fondata sulle libertà compresa quella religiosa. È vero che nello spazio pubblico l’identità religiosa confessionale non deve essere invasiva, è vero che chiunque deve essere libero di amare il suo profeta, di osservare la propria legge spirituale e scritturale o nessuna legge. È vero che, per quelli che hanno Cristo nel cuore, l’averlo anche appeso al muro di un ospedale può cambiargli poco. Ma chiunque capisce che dietro il rifiuto di quell’innalzamento, che è anche un umile abbassamento, sta un fatale equivoco.Abbiamo vergogna di quel che siamo, rinunciamo a essere quel che siamo stati, e ci incamminiamo verso il bianco di un muro relativista. È sbagliato, secondo quel che penso, è radicalmente sbagliato. Sarebbe come cancellare le cattedrali o vietare ai preti di uscire con la tonaca, come accade in Turchia, ma noi non siamo un paese islamico in cui l’esercito ha dovuto impedire la vittoria della sharia, di una legge religiosa fondata sull’esclusione degli infedeli e la loro riduzione alla schiavitù dei dhimmi; noi siamo il paese delle libertà e della laicità cristiana. È anche il crocifisso che fa la guardia a queste libertà.

domenica 20 maggio 2007

Sabato prossimo Magdi Allam a Casale


http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/unlibroalgiorno/visualizza_new.html_2128605209.html

'VIVA ISRAELE' DI MAGDI ALLAM

'VIVA ISRAELE' DI MAGDI ALLAM(MONDADORI: pagg.206; € 17)
Israele e' un paradigma: rappresenta la cultura della vita contro l'ideologia della morte. Chi difende il diritto alla sua esistenza, si pone - senza se e senza ma - dalla parte della liberta' e della ''sacralita''' della vita. Magdi Allam, musulmano laico, usa parole forti e sa che il suo ultimo libro fara' crescere il numero dei suoi nemici. Ma non bastera' questo a fermarlo: ''io - dice - non ci sto. Non mi sottometto ne' ai tagliagola ne' ai taglialingua''. L'appello che lancia non e' dunque soltanto un attestato di solidarieta' per un paese e per un popolo, ma e' anche rivolto a tutti coloro che - cristiani e musulmani, europei e arabi - vogliono riconoscere quale pericolo mortale si nasconda nell'odio anti-israeliano. Allam porta la sua esperienza: da giovane egiziano all'epoca della crisi di Suez ha visto la sua patria trasformarsi da paese tollerante in nazione corrosa dall'integralismo e dal fanatismo. Un processo che va da Nasser, ai Fratelli Musulmani, al fondamentalismo della sharia e degli shahid, i martiri. Un cammino nel quale la ''criminalizzazione'' di Israele e' stata irrefrenabile e cardine di questa trasformazione. Anche il giovane Allam ha condiviso quell'odio anti-israeliano, ma se ne e' liberato ed oggi individua in quel processo il seme dell'imbarbarimento islamico che semina distruzione perche' nella morte, e non nella vita, crede. ''Ho preso atto - scrive - che i musulmani nel momento in cui hanno infierito contro Israele, hanno scatenato un perverso e implacabile effetto boomerang che si sta ritorcendo contro loro stessi, con il rischio dell'auto annientamento fisico e civile, avendo colmato la fossa mortale del nichilismo e degradato eticamente gli israeliani, gli ebrei, i cristiani, i non credenti, i musulmani non eterodossi e, infine, tutti i musulmani''. Con questo integralismo Allam non intende scendere a patti e mette in guardia chi, in Occidente e in Italia, pensa - e pratica - sia possibile qualsiasi forma di ''appeasement''.In Italia ''significa essere equidistanti, o equivicini, tra il carnefice e la vittima, esattamente come lo e' il governo di Romano Prodi tra Hamas ed Hezbollah, da un lato, e Israele dall'altro, tra chi predica e pratica il terrorismo perche' disconosce il diritto alla vita altrui, e chi ricorre all'esercito nazionale per difendere il proprio diritto alla vita''.

domenica 13 maggio 2007

Non farti cambiare dal mondo

"Non farti cambiare dal mondo"
Era il messaggio che volevo far passare , significa continuare a pensare con la propria testa, anche quando la maggioranza dovesse far pressioni per farti andare per forza da un'altra parte.
Povia - family day - 12 maggio 2007