da "Avvenire "
Era tutto pronto per il Venerdì santo. L’antica processione del Cristomorto legata ad una tradizione antichissima era pronta per sfilare nelle strade. All’Aquila era stata ripresa dai frati francescani di San Bernardino. Erano pronte le Confraternite cittadine per il mesto corteo lungo le strade buie e silenziose della città. Enti e associazioni di pubblica rilevanza erano pronti per la scorta al simulacro di Cristo. Erano pronti i cori e le orchestre di violini per elevare l’accorata preghiera del «Miserere» di Solecchi maestro abruzzese. Quella struggente melodia cantata soltanto dalle voci maschili e sorretta dal suono di centocinquanta violini. Il popolo era pronto per ascoltare la potenza corale e la dolcezza melodica che crea un’atmosfera di profonda mestizia – come disse D’Annunzio – da far scaturire «una fontana di lacrime». Erano pronti per ascoltare «Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam». C’era la paura legata alle scosse di terremoto ma nessuno poteva immaginare il disastro e l’anticipo del Venerdì santo dopo la Domenica delle Palme. L’Abruzzo è martoriato. I paesini arroccati tra il Velino e il Gran Sasso feriti nelle loro abitazioni, nei loro vicoli, nelle loro piazze e soprattutto nelle loro chiese. L’Aquila è sventrata come in una guerra, vede sferzati dipinti e chiese, libri e documenti: 750 anni di storia cancellati in pochi secondi. Il Venerdì santo si materializza in tutta la provincia con una processione carica di dolore: senza chiese e senza figuranti. Ognuno soffre in silenzio senza capire il destino. Il grido di disperazione di un giornalista locale dà il senso di questo dolore: «Non sono riuscito a salvare i miei due figli. Trent’anni di sacrificio cancellati in un attimo. Non ho più nulla. Adesso non ha più senso continuare a vivere». Di fronte al grido di dolore di un uomo c’è da domandar tutto. Domanda o mendicanza a Cristo presente in questo Venerdì santo anticipato. Il compimento del destino personale e di un popolo passa attraverso la via misteriosa della croce. È straordinaria la grande umanità e la grande solidarietà. È difficile descrivere l’impegno di quelli che continuano a scavare a mani nude. Ma questo Venerdì santo che sfila per le strade chiede ragioni solide per continuare a vivere, a ricostruire e a sperare. La paura in questo Venerdì santo ha avvolto la carne e la psiche di tutti. Tutto darebbe ragione a una notte senza domani. Tutto darebbe ragione allo scandalo di una sofferenza senza senso. Era necessario che il popolo facesse esperienza del Venerdì santo senza rappresentarlo. Era necessario che il popolo recuperasse il senso della morte e della vita con i suoi morti innocenti. Era necessario che il popolo iniziasse a balbettare: «Di tutto io sono capace in Colui nel quale è la mia forza». Questo è il conforto del popolo in questa tragica circostanza. Il dolore diventa il filo con cui la stoffa del popolo abruzzese è ritessuta. La prova più grande della vita, cioè della speranza sarebbe la morte, se Cristo non fosse risorto. La prova più grande sarebbe l’addio di tanti innocenti, se Cristo non fosse risorto. Allora niente disperazione. Non abbiamo più nulla da temere dalla morte, dalla paura, dalle macerie, dalle scosse, dal fatto che non si ha più una casa da quando Cristo è risorto da morte. Da qui riparte la speranza di un popolo in ginocchio. E, in questa speranza, la tenacia concreta di tutto l’aiuto operativo che si può dare. Ci sono migliaia di persone ospitate da famiglie che hanno dato la loro disponibilità. C’è il desiderio e la voglia di condividere questo momento di bisogno. Si riparte dal culmine di prove di questi giorni per sostenere ognuno ad accettare il Mistero di Dio prima trafitto tra le macerie e poi risorto.
Angelo Lucio Rossi
venerdì 10 aprile 2009
mercoledì 8 aprile 2009
lunedì 26 gennaio 2009
Per la vita, contro la Mercedes!
Per non farla soffrire abbiamo deciso di farla morire di fame e sete...
Tesi interessante!
Sottoscrivo quanto proposto da Federvita Piemonte e Compagnia delle Opere Piemonte, qui sotto riportate:
LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE BRESSO
Presidente Bresso, mi rivolgo a Lei implorandoLa di ritirare la disponibilità del Piemonte ad uccidere Eluana, ma ancor più mi rivolgo ai piemontesi affinché si ribellino: questa non è una questione politica, ma di vita o di morte!
Uccidere Eluana togliendole idratazione e nutrizione non e’ solo inconcepibile ed inaccettabile, non solo criminoso e contro tutto lo spirito della costituzione e delle leggi italiane, ma ci costringe a riflettere su di un potere inaccettabile dei tribunali, che evidentemente possono stravolgere le leggi, anzi produrne. L’eutanasia in Italia non e’ lecita, ma uccidere Eluana va ben oltre!
Non possiamo rassegnarci a tutto questo!!!
La nostra non e’ piu’ una civilta’.
Gandhi affermava che una legge ingiusta rende ingiusto uno stato: di leggi ingiuste in italia (194/78, 40/2004, ecc.) ce ne sono gia’ quanto basta ed oltre, ma ora c’è chi le supera.
Se qualcuno ancora crede nel fondamentale diritto alla vita deve ribellarsi: la maggioranza silenziosa è connivente, corresponsabile!!! E’ mai possibile che si difendano solo i criminali dalla pena di morte e si continui a condannare a morte gli innocenti? Gli unici esseri che la nostra società difende sempre più sono gli animali!!!
Per quanto riguarda le dichiarazioni anticipate sul fine vita, mi sembra interessante meditare sulla storia del professor Melazzini:
Il primario oncologo Mario Melazzini, gravemente affetto dalla sclerosi laterale amiotrofica, una delle malattie più difficili da accogliere, nel libro “Liberi di Vivere. Malati inguaribili, persone da curare” (edizioni ARES), scritto dal caporedattore del Resto del Carlino, Massimo Pandolci, afferma: “… la morte non è un diritto, è un fatto. Non esiste il diritto a morire. Io non sono così assolutista ma su questo argomento sì”. “La morte è un evento naturale della vita; è la vita che va permessa, difesa dal primo momento, e cioè dal concepimento e fino alla morte naturale – ha aggiunto –. E questa non è ideologia o religione; no è la natura! La natura ci insegna che la vita va tutelata; questo è il vero rispetto”.
A proposito del tentativo di far morire Eluana Englaro, Melazzini è stato molto chiaro: “Quello che i giudici di Milano hanno sentenziato rappresenta un puro caso di legittimazione di una forma di eutanasia. Per me è un omicidio”. E ancora: “hai la dignità di persona umana se hai tutte le funzioni, tutti i punti. Se cominci a perdere qualche funzione, cominciano a scalarti anche i punti”…“A un certo punto, se perdi molte funzioni perdi tutti i crediti: non ti resta nulla e ti tolgono la patente di persona. Non sei più degno di vivere, non sei più compatibile con una vita degna. Sei ancora vivo, ma la tua vita non è degna di essere vissuta. (…) Ecco dove porta la cultura dei benpensanti: alla selezione della specie”.
Di fronte a questa deriva, Melazzini chiede di tornare all’origine di ciò che siamo. “Te lo posso assicurare, ringrazio la malattia: mi sta insegnando a vivere”. E’ chiaro che se avessero chiesto (a trent’anni) al dottor Melazzini che cosa avrebbe voluto fare di fronte ad una simile eventualità, avrebbe risposto che non l’avrebbe accettata. Infatti oltre all’assurda pretesa di voler disporre della propria vita, si deve anche chiarire che è molto diverso prevedere una situazione o viverla.
Invito tutti coloro che leggeranno questo appello ad aderire con un proprio contributo o almeno con i propri dati personali nel link http://salviamoeluana.docvita.it
Eluana può purtroppo diventare l’autostrada per l’eutanasia!
Garrone dr. Giuseppe, Presidente di Federvita Piemonte
LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE BRESSO E ALL'ASSESSORE ARTESIO
Al Presidente della Giunta Regionale del Piemonte On. Mercedes Bresso
All’Assessore alla Solidarietà sociale, Politiche giovanili e Programmazione sanitaria Dott.ssa Eleonora Artesio
In riferimento alla sospensione di acqua e cibo prevista dal decreto dalla Corte d’Appello di Milano che autorizza la sospensione di idratazione e nutrizione alla Sig.ra ELUANA ENGLARO sino al decesso della stessa, i sottoscritti medici ed operatori sanitari della Regione Piemonte sentono l’obbligo di sottolineare l’inapplicabilità delle procedure previste dal decreto della Corte stessa e la loro palese contraddizione con le regole della deontologia medica internazionale, la cui violazione determina responsabilità anche in sede civile e penale.
Infatti, il decreto impone che, mentre si sospendono l’idratazione e la nutrizione, venga evitata la sofferenza con "…somministrazione di sostanze idonee ad eliminare l’eventuale disagio da carenza di liquidi".
Ora, in medicina è regola assoluta che la presenza di qualunque "disagio" e sofferenza venga corretta anzitutto rimuovendo le cause che la determinano e non nascondendone artificialmente le conseguenze, mentre si lasciano perdurare gli effetti dannosi della causa non rimossa.
Nel caso di specie, ciò significa che, davanti alla sofferenza prodotta dalla mancanza prolungata per ore e giorni di acqua e cibo (sulla cui entità – della sofferenza - non esistono ad oggi evidenze scientifiche definitive, tanto da far prevedere la somministrazione di sedativi), il medico deve, per agire in modo deontologicamente e scientificamente corretto, intervenire somministrando liquidi ed elementi nutritivi e non nascondendo la sofferenza stessa con sedativi, antidolorifici e altri farmaci.
Per questi motivi il dispositivo del decreto è inapplicabile tecnicamente senza venire meno alle regole fondanti della ‘Good Clinical Practice’ (Dichiarazione di Helsinki).
Per questa ragione medici ed operatori sanitari della Regione Piemonte sono disponibili ad accogliere la Sig.ra Englaro presso le strutture sanitarie del Piemonte, ove vi siano motivi sanitari che lo giustifichino, ma non per causarne il decesso.
Inoltre, gli operatori sanitari del Piemonte, nel ricordare che la nutrizione e l’idratazione vanno considerati atti dovuti eticamente (oltre che deontologicamente e giuridicamente) in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere, stigmatizzano affermazioni ed atteggiamenti che, negando dignità umana a persone in totale dipendenza, hanno come intrinseca conseguenza di suscitare indebite perplessità in migliaia di persone che ogni giorno si prodigano a favore dei disabili e di favorire l’abbandono terapeutico di una quota non indifferente della nostra popolazione.
Associazione Medicina e Persona del Piemonte e Valle d’Aosta
Associazione Medici Cattolici Italiani Piemonte Valle d’Aosta
Movimento per la Vita di Torino
Associazione Scienza e Vita del Piemonte
Tesi interessante!
Sottoscrivo quanto proposto da Federvita Piemonte e Compagnia delle Opere Piemonte, qui sotto riportate:
LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE BRESSO
Presidente Bresso, mi rivolgo a Lei implorandoLa di ritirare la disponibilità del Piemonte ad uccidere Eluana, ma ancor più mi rivolgo ai piemontesi affinché si ribellino: questa non è una questione politica, ma di vita o di morte!
Uccidere Eluana togliendole idratazione e nutrizione non e’ solo inconcepibile ed inaccettabile, non solo criminoso e contro tutto lo spirito della costituzione e delle leggi italiane, ma ci costringe a riflettere su di un potere inaccettabile dei tribunali, che evidentemente possono stravolgere le leggi, anzi produrne. L’eutanasia in Italia non e’ lecita, ma uccidere Eluana va ben oltre!
Non possiamo rassegnarci a tutto questo!!!
La nostra non e’ piu’ una civilta’.
Gandhi affermava che una legge ingiusta rende ingiusto uno stato: di leggi ingiuste in italia (194/78, 40/2004, ecc.) ce ne sono gia’ quanto basta ed oltre, ma ora c’è chi le supera.
Se qualcuno ancora crede nel fondamentale diritto alla vita deve ribellarsi: la maggioranza silenziosa è connivente, corresponsabile!!! E’ mai possibile che si difendano solo i criminali dalla pena di morte e si continui a condannare a morte gli innocenti? Gli unici esseri che la nostra società difende sempre più sono gli animali!!!
Per quanto riguarda le dichiarazioni anticipate sul fine vita, mi sembra interessante meditare sulla storia del professor Melazzini:
Il primario oncologo Mario Melazzini, gravemente affetto dalla sclerosi laterale amiotrofica, una delle malattie più difficili da accogliere, nel libro “Liberi di Vivere. Malati inguaribili, persone da curare” (edizioni ARES), scritto dal caporedattore del Resto del Carlino, Massimo Pandolci, afferma: “… la morte non è un diritto, è un fatto. Non esiste il diritto a morire. Io non sono così assolutista ma su questo argomento sì”. “La morte è un evento naturale della vita; è la vita che va permessa, difesa dal primo momento, e cioè dal concepimento e fino alla morte naturale – ha aggiunto –. E questa non è ideologia o religione; no è la natura! La natura ci insegna che la vita va tutelata; questo è il vero rispetto”.
A proposito del tentativo di far morire Eluana Englaro, Melazzini è stato molto chiaro: “Quello che i giudici di Milano hanno sentenziato rappresenta un puro caso di legittimazione di una forma di eutanasia. Per me è un omicidio”. E ancora: “hai la dignità di persona umana se hai tutte le funzioni, tutti i punti. Se cominci a perdere qualche funzione, cominciano a scalarti anche i punti”…“A un certo punto, se perdi molte funzioni perdi tutti i crediti: non ti resta nulla e ti tolgono la patente di persona. Non sei più degno di vivere, non sei più compatibile con una vita degna. Sei ancora vivo, ma la tua vita non è degna di essere vissuta. (…) Ecco dove porta la cultura dei benpensanti: alla selezione della specie”.
Di fronte a questa deriva, Melazzini chiede di tornare all’origine di ciò che siamo. “Te lo posso assicurare, ringrazio la malattia: mi sta insegnando a vivere”. E’ chiaro che se avessero chiesto (a trent’anni) al dottor Melazzini che cosa avrebbe voluto fare di fronte ad una simile eventualità, avrebbe risposto che non l’avrebbe accettata. Infatti oltre all’assurda pretesa di voler disporre della propria vita, si deve anche chiarire che è molto diverso prevedere una situazione o viverla.
Invito tutti coloro che leggeranno questo appello ad aderire con un proprio contributo o almeno con i propri dati personali nel link http://salviamoeluana.docvita.it
Eluana può purtroppo diventare l’autostrada per l’eutanasia!
Garrone dr. Giuseppe, Presidente di Federvita Piemonte
LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE BRESSO E ALL'ASSESSORE ARTESIO
Al Presidente della Giunta Regionale del Piemonte On. Mercedes Bresso
All’Assessore alla Solidarietà sociale, Politiche giovanili e Programmazione sanitaria Dott.ssa Eleonora Artesio
In riferimento alla sospensione di acqua e cibo prevista dal decreto dalla Corte d’Appello di Milano che autorizza la sospensione di idratazione e nutrizione alla Sig.ra ELUANA ENGLARO sino al decesso della stessa, i sottoscritti medici ed operatori sanitari della Regione Piemonte sentono l’obbligo di sottolineare l’inapplicabilità delle procedure previste dal decreto della Corte stessa e la loro palese contraddizione con le regole della deontologia medica internazionale, la cui violazione determina responsabilità anche in sede civile e penale.
Infatti, il decreto impone che, mentre si sospendono l’idratazione e la nutrizione, venga evitata la sofferenza con "…somministrazione di sostanze idonee ad eliminare l’eventuale disagio da carenza di liquidi".
Ora, in medicina è regola assoluta che la presenza di qualunque "disagio" e sofferenza venga corretta anzitutto rimuovendo le cause che la determinano e non nascondendone artificialmente le conseguenze, mentre si lasciano perdurare gli effetti dannosi della causa non rimossa.
Nel caso di specie, ciò significa che, davanti alla sofferenza prodotta dalla mancanza prolungata per ore e giorni di acqua e cibo (sulla cui entità – della sofferenza - non esistono ad oggi evidenze scientifiche definitive, tanto da far prevedere la somministrazione di sedativi), il medico deve, per agire in modo deontologicamente e scientificamente corretto, intervenire somministrando liquidi ed elementi nutritivi e non nascondendo la sofferenza stessa con sedativi, antidolorifici e altri farmaci.
Per questi motivi il dispositivo del decreto è inapplicabile tecnicamente senza venire meno alle regole fondanti della ‘Good Clinical Practice’ (Dichiarazione di Helsinki).
Per questa ragione medici ed operatori sanitari della Regione Piemonte sono disponibili ad accogliere la Sig.ra Englaro presso le strutture sanitarie del Piemonte, ove vi siano motivi sanitari che lo giustifichino, ma non per causarne il decesso.
Inoltre, gli operatori sanitari del Piemonte, nel ricordare che la nutrizione e l’idratazione vanno considerati atti dovuti eticamente (oltre che deontologicamente e giuridicamente) in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere, stigmatizzano affermazioni ed atteggiamenti che, negando dignità umana a persone in totale dipendenza, hanno come intrinseca conseguenza di suscitare indebite perplessità in migliaia di persone che ogni giorno si prodigano a favore dei disabili e di favorire l’abbandono terapeutico di una quota non indifferente della nostra popolazione.
Associazione Medicina e Persona del Piemonte e Valle d’Aosta
Associazione Medici Cattolici Italiani Piemonte Valle d’Aosta
Movimento per la Vita di Torino
Associazione Scienza e Vita del Piemonte
martedì 13 gennaio 2009
Anche i bus, remano contro!
Sul Sole 24 ore di oggi la notizia!Due bus a Genova saranno sponsorizzati dagli atei, contro Dio!
Sono sconvolto.
Pagare una sponsorizzazione non per dire che c'è qualcuno, ma per dire che se qualcuno ha trovato Qualcuno, non è vero!
Come quelli che non tifano per nessuno ma si aspettano solo che l'altra squadra nemica perda.
Per fortuna la penso diversamente!
Questo il testo che ho trovato su Facebook, ben scritto dal creatore della pagina Paolo Padrini
e che potete visitare a questo indirizzo : http://www.facebook.com/profile.php?id=509879146#/group.php?gid=44404647169&ref=mf
Questa notte mi sono arrivati alcuni messaggi di amici, scandalizzati e preoccupati per i cosiddetti "autobus atei" che stanno per arrivare a Genova.
"La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno".Questo reciterà lo striscione che apparirà a Genova (guarda caso....), promosso dall' UAAR.
La stessa iniziativa in questi giorni si stà realizzando anche a Londra ed a Barcellona, con - però - alcune differenze.Sugli autobus spagnoli, infatti, c'è scritto: "Probabilmente Dio non esiste....goditi la vita".Una frase questa, che lascia trasparire più onestà da parte dei "cugini spagnoli" del nostrano UAAR.
Almeno loro usano una formula dubitativa. E il dubbio, lo sappiamo, ha un suo valore.Quella italia invece, come posizione, è ben squallida.Neppure il dubbio - che in qualche modo muove le coscienze - viene proposto. Quella che viene proposta è una tesi totalmente ideologica, che in forza di un "dio" contrario, asserisce che il "nostro Dio" non esiste.
Verrebbe da chiedersi se queste persone si possano definire atee, oppure siano più fideiste dei credenti!Ma non voglio dare troppa importanza a questo cartellone pubblicitario.
Noi cristiani non abbiamo bisogno nè di rispondere a questa "pseudo- provocazione" e tantomeno di farci pubblicità.La fede, quella operosa, non ha bisogno di farsi pubblicità.
Si vede per le strade dove tanti cristiani anche genovesi si "fanno il mazzo" per aiutare i poveri (che non mi sembra vengano ospitati nelle case dell'UAAR)....penso ad esempio alla Comunità di Sant'Egidio genovese.
La fede si vede nelle opere e nelle attenzioni quotidiane di tanti genovesi (ed italiani) che cercando di affrontare le difficoltà dell'immigrazione e dell'accoglienza (anche questa realtà molto presente a Genova).Insomma: si può anche dire e scrivere che Dio non esiste.
Siamo liberi di pensarlo e di dirlo.Ma andatelo a chiedere a chi lo incontra ogni giorno nella testimonianza e nel servizio gratuito dei cristiani, se Dio non esiste....vedrete cosa vi diranno.
mercoledì 26 novembre 2008
La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare

Ciao,
sabato 29 novembre partecipa alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, donando parte delle tua spesa a chi non può farla.
Passaparola e manda l'invito anche ai tuoi amici.
Per saperne di più e conoscere l’elenco dei supermercati che aderiscono all’iniziativa vai sul sito http://www.bancoalimentare.it/
Registrati su Facebook e iscriviti alla pagina "Amici Banco Alimentare onlus".
sabato 29 novembre partecipa alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, donando parte delle tua spesa a chi non può farla.
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Per saperne di più e conoscere l’elenco dei supermercati che aderiscono all’iniziativa vai sul sito http://www.bancoalimentare.it/
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martedì 11 novembre 2008
Amianto: l'urlo silenzioso di Casale che chiede giustizia e ricerca - In duemila alla fiaccolata

da "Il Monferrato"
«Quanti siamo?». «Un mare». A pensare quanti lutti e quante lacrime, quante vite e quante famiglie distrutte ci siano dietro a tutte queste fiaccole, ti vengono i brividi addosso. Guai a parlare di successo della manifestazione: perché dietro questa vasta partecipazione popolare c’è una strage senza fine.
E questo corteo composto e commosso rappresenta solo l’urlo silenzioso di una città, di un territorio che piange più di 1500 morti da amianto, che chiede giustizia e che invoca speranza: «Giustizia, bonifica e ricerca per battere il mesotelioma», come chiedono i promotori della fiaccolata partita alle 18 di lunedì dal mercato Pavia.
C’è tantissima gente comune - e molti non trattengono le lacrime - e poi c’è una grande adesione da parte del mondo dello sport. C’è Matteo Formenti, il capitano della Junior basket; c’è Carlo Alberto Mercandelli, l’ex azzurro di motocross, reduce dalla maratona di New York; c’è Linda Giordana, la bandiera della pallavolo casalese; c’è Alberto Gnani, il fondatore della pallamano casalese. E c’è una massiccia partecipazione del settore giovanile del Casale calcio, che apre il corteo. E poi, tanti, tantissimi altri.
C’è Carlo Liedholm, il figlio del popolarissimo allenatore, che per il mesotelioma ha perso la moglie, casalese. C’è Giusy Pivetta, la vedova dell’imprenditore in cui memoria, all’inizio di ottobre è stata organizzata a Terruggia una prima fiaccolata spontanea da cui è nata l’idea di questa manifestazione in città. C’è anche una delegazione della Thyssen Krupp di Torino. Ci sono i medici che combattono la loro battaglia quotidiana a fianco dei malati di mesotelioma, come Daniela Degiovanni e Luciano Mutti; ci sono tanti sindaci del Comprensorio, con le fasce tricolori, accanto al primo cittadino di Casale Paolo Mascarino e tanti politici dei vari schieramenti, in rappresentanza di Comuni, Provincia, Regione; ci sono i sindacalisti, i componenti del Comitato vertenza Amianto guidati da Romana Blasotti Pavesi, i volontari di Vitas. Ci sono anche don Antonio Gennaro, vicario generale della Diocesi e don Gino Piccio, già prete operaio e Premio per la Pace. E ancora: piccoli imprenditori, impiegati, pensionati. «Fermiamo questa strage», invoca uno striscione.
Il corteo percorre via Aporti, corso Manacorda, imbocca via Roma per poi ritornare in piazza Castello. Il traffico si ferma e le auto si incolonnano rispettose. I promotori, alla fine, parlano di oltre 2000 partecipanti. Secondo la Questura, sono 1600-1700.
A pensare che ad ogni fiaccola corrisponde una vittima, una vittima di una strage assurda e crudele, ti vengono altro che i brividi. Tutta questa gente che sfila silenziosa, a nome dell’intera città e dell’intero territorio, chiede giustizia e speranza. Per coloro che sono ammalati e per coloro che purtroppo si ammaleranno. E poi, quando finalmente a Casale la strage sarà finita, per tutti coloro che vivono nei Paesi in cui ancora viene - incredibilmente lavorato l’amianto.
lunedì 3 novembre 2008
Esistono ancora programmi tv di qualità

di Silvia Motta da www.ilsussidiario.net
Ospite di un talk show su “tv e democrazia” mi si chiedeva se la tv in Italia sia mai stata libera. “D’altra parte”, diceva la scheda iniziale del programma, “la tv è spesso manipolabile e distorta da vari fattori. Come l’auditel o la forte influenza del potere politico che minano l’indipendenza dell’informazione ma anche la qualità culturale dei programmi di intrattenimento”. Ragionamento ineccepibile dal punto di vista del trend televisivo: 1) informazione condizionata e faziosa 2) intrattenimento trash.
La conseguenza del ragionamento sarebbe una epurazione vistosa del potere politico e una riduzione dell’influenza del potere economico su una delle maggiori industrie a livello nazionale, quella della produzione televisiva. Realistico? A me pare di no. Ce la vediamo una Mediaset che improvvisamente decide di rinunciare agli alti ascolti di C’è posta per te in favore di un innalzamento culturale del telespettatore? O una Rai che in quattro e quattro otto si disfi dei poteri editorial politici per garantire un pluralismo oggettivo “alla BBC”? Forse si, ma non in tempi brevi. E poi chi potrebbe farsi garante di un così titanico cambiamento?
Se mi si dovesse chiedere di fare una tabella sui programmi di qualità o meno della tv italiana, mi accoderei alla opinione comune che vede i reality, Uomini e Donne, i soliti Veline e Velone e molti altri dalla parte dei cattivi, salvando documentari, programmi sulla storia e magari qualche quiz. Perché è questo che vuole una certa critica di stampo moralistico. Ma i super eroi non esistono e inevitabilmente la tv avrà sempre a che fare con tutti i poteri sopra citati: politico, economico e chi più ne ha più ne metta. Siamo allora condannati al ciclo e riciclo storico di buona e cattiva qualità in tv? Anche se vi dicessi di non guardare questa o quella trasmissione perché fa male alla salute, temo che la dialettica dei programmi di Maria De Filippi in un fotogramma vi convincerebbe del contrario.
La vera domanda non è dunque se in Italia la tv sia mai stata libera, ma se il telespettatore sia mai stato libero davanti alla tv. Ciò che spesso manca a chi ingurgita i raggi del tubo catodico è un’educazione a giudicare. Accendiamo la tv e ci perdiamo nel carpe diem dell’immagine, delle argomentazioni, delle risse, delle emozioni, trascinati da sentimentalismi su quello che ci viene proposto. Ci vuole una forza di strappo, in favore della coscienza che io telespettatore sono anche un uomo e in quanto tale sono fatto per qualcosa di più di quello che sento.
In uno dei suoi pensieri Pascal dice che se tutto il mondo gli precipitasse addosso per schiacciarlo, lui sarebbe più grande in forza di qualcosa che sfugge al nesso mortale e lo giudica, lo comprende. Alla luce di questo concetto, di fronte alla tv cosa avrebbe fatto Pascal? In alcuni casi l’avrebbe spenta, in altri invece sarebbe stato ad ascoltare perché vi avrebbe trovato una corrispondenza o perché avrebbe inteso giudicarla, magari per discuterne poi ospite in qualche talk show o anche con gli amici al bar. Giudichiamo la tv. Giudichiamo tutto ciò che passa, anche sullo schermo di casa nostra.
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