sabato 23 giugno 2007
...e gli ebrei difendono Allam da Lerner!
Mi ha "chiamato" a non tacere. A dire ciò che penso.
I due pezzi pubblicati oggi sono da leggere uno dietro l'altro.
Prima le assurdità di Lerner e poi la presa di posizione delle comunità ebraiche, contro Gad Lerner.
Gli ebrei difendono Magdi Allam da Gad Lerner
di Dimitri Buffa
Brutti scherzi fa il politically correct: le comunità ebraiche di mezza Italia e le associazioni di amicizia italo israeliane si sono tutte mobilitate via internet per difendere Magdi Allam dalle acide critiche di Gad Lerner, uno degli ebrei di sinistra più critici con la politica dello stato di Israele.
Tutto è nato da una specie di recensione dello stesso Lerner su Vanity Fair in cui traspariva un certo astio per l’ultimo libro dello scrittore egiziano intitolato “Viva Israele”. Che evidentemente deve essere un’esclamazione che ha fatto trasalire l’islamically correct di Lerner, noto per avere invitato spesso imam estremisti e gente dell’Ucoii a farneticare le proprie pretese ragioni nel programma “L’infedele”, trasmesso ogni sabato da “la 7”, la ex tv di Tronchetti Provera.
Nell’appello fatto girare via internet e già sottoscritto da decine di persone si legge tra l’ altro che “l’articolo di Gad Lerner uscito su Vanity Fair è un attacco a Magdi Allam, che noi ebrei non possiamo lasciar passare sotto silenzio. Abbiamo, singolarmente, espresso a Magdi tutta la nostra solidarietà e indignazione per le ignobili parole di Lerner. Che, oltre ad essere tali, possono essere, se non giustificate, almeno spiegate. Magdi Allam è in Italia, lui musulmano, vive da anni sotto scorta per il coraggio con il quale difende Israele, è stato minacciato di morte e la sua vita è quindi ogni giorno in serio pericolo. Questa sua dedizione gli è stata riconosciuta a Gerusalemme, con l’attribuzione del Premio Dan David e a Washington con il Mass Media Award dall’ American Jewish Commettee, due istituzioni che non praticano abitualmente lo sport di attaccare Israele, come capita a certi ebrei. Non entriamo in merito al testo di Lerner, ci limitiamo ad accluderlo per chi non lo conoscesse. Chiediamo agli ebrei italiani di firmare questo atto di amicizia e solidarietà per far giungere a Magdi Allam una voce sincera di amicizia e ringraziamento per il suo coraggioso e onesto impegno in favore della verità e della giustizia. E, come lui scrive sempre, per la vita contro la morte.”
L’articolo di Lerner era ambiguo già dal titolo: “La differenza fra traditori e transfughi: lettera a un levantino (come me)”. Nel testo si potevano leggere queste considerazioni: “Caro Magdi Allam, ho ricevuto tuo nuovo libro Viva Israele (Mondadori) con una dedica affettuosa che naturalmente ricambio. Mi rendo conto che ci hai messo l'anima, e che da uno come me ti attenderesti gratitudine per una dichiarazione d'amicizia, o meglio d'identificazione assoluta con la sorte del popolo ebraico e dello Stato d'Israele, che - nonostante le ottime intenzioni - mi lascia addosso invece un senso di disagio.”
Poi dopo avere espresso scetticismo per le posizioni di Allam, Lerner mette le mani avanti e dice di non avere “alcun diritto di farti il processo alle intenzioni”. E tuttavia poco prima parlava anche di riconversione che sa di posticcio. Più precisamente di “enfasi fideistica che esibisci, a me viene da cogliere il suono posticcio della moneta falsa.”
Lerner afferma anche, bontà sua, di non sentirsi turbato dal “ tuo tradimento nei confronti di un'ideologia panaraba zeppa di menzogne.” E aggiunge: “Il mio amico Alexander Langer mi ha insegnato la necessità del tradimento quando si tratta di rompere la gabbia della compattezza etnica. Ma non per saltare armi e bagagli dall'altra parte del muro, bensì per costruire ponti, favorire l'interscambio e la comprensione reciproca, incoraggiare l'autocritica fra la propria gente. Diceva Alex: abbiamo bisogno di traditori ma non di transfughi.”
Poi la chiosa finale, in chiave anti occidentale: “in effetti quel che mi ha dato più fastidio, nel tuo Viva Israele, Magdi, è che pure tu, come tanti nostri nemici, esalti una presunta, mai avvenuta, metamorfosi degli ebrei. Finalmente combattenti. Avamposto della guerra occidentale in difesa della sacralità della vita. Per carità, lasciaci continuare a essere quel che siamo! Certe mascherate sono troppo pericolose in tempo di guerra!”
Fin qui le accuse di Lerner a Allam, che si sostanziano in quella di essere dalla parte di Israele senza sé e senza ma. Per fortuna quasi tutto il resto degli ebrei italiani non la pensa come lui, ma come l’ottimo giornalista egiziano.
http://opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=128&id_art=3946&aa=2007
la vergognosa recensione di Lerner di "Viva Israele"
Magdi Allam, arabo, esprime nel suo libro un’identificazione totale con Israele. Che a me, ebreo, dà disagio.
Caro Magdi Allam, ho ricevuto tuo nuovo libro Viva Israele (Mondadori) con una dedica affettuosa che naturalmente ricambio. Mi rendo conto che ci hai messo l’anima, e che da uno come me ti attenderesti gratitudine per una dichiarazione d’amicizia, o meglio d’identificazione assoluta con la sorte del popolo ebraico e dello Stato d’Israele, che – nonostante le ottime intenzioni – mi lascia addosso invece un senso di disagio. Dapprima ho pensato che fosse solo una questione di tono. Per motivare la riconversione di un arabo egiziano alle buone ragioni universali d’Israele, la civiltà contro la barbarie, la vita contro la morte, autoproclami te stesso titolare di una nuova fede assoluta e incrollabile. Nobile e coraggioso è il tuo nuovo pensiero guida – la sacralità della vita – per il quale hai prescelto due portabandiera affiancati del calibro d’Israele e della Chiesa di Benedetto XVI. Più naturalmente un punto cardinale di riferimento: l’Occidente. Qui il confronto con l’infedele che ti scrive è impari. Posso solo inchinarmi al cospetto della tua rinascita spirituale. Fede assoluta e incrollabile? Tanto fragile, scettica, incoerente è la mia povera fede di povero mortale, da farmi avvertire estraneo il tuo faraonico Sturm und Drang. Lo so che ho torto, ma in tutto quel po’ po’ di enfasi fideistica che esibisci, a me viene da cogliere il suono posticcio della moneta falsa. Perché? Non ho alcun diritto di farti il processo alle intenzioni. Posso solo esprimerti solidarietà per le minacce recate alla tua sicurezza personale dagli islamisti che denunci ogni giorno sul Corriere e in Tv, mettendoci la firma e la faccia. E allora? E allora non è questione di tono, tu devoto io infedele, tu coraggioso io fifone.
Noi abbiamo più o meno la stessa età. Come tanti altri siamo arrivati entrambi in Italia per caso, dalla nativa sponda Sud del Mediterraneo. Quella guerra fulminea che Israele vinse in sei giorni quarant’anni fa, nel 1967, spezzando la tenaglia degli eserciti arabi che tentavano di distruggerlo, e conquistando vasti territori ancor oggi in larga misura purtroppo occupati, rappresenta un culmine emotivo della nostra adolescenza. Forse un giorno scriverò anch’io la mia Israele del ’67, la partecipazione minuto per minuto al conflitto, la famiglia tutta salva, la visita stupefatta – con mio padre – ai luoghi della vittoria miracolosa dallo stretto di Tiran fino al Golan, imbattendomi per la prima volta nelle case di fango dei profughi palestinesi in Cisgiordania, e dappertutto una voce flautata che cantava Jerushalaim shel zaav, cioè «Gerusalemme d’oro». Hai fatto bene a raccontare il Cairo nei giorni della sconfitta, con gli occhi di un ragazzino nazionalista. Perché l’umiliazione e l’infelicità araba che ne scaturirono sono fattori potenti di una guerra in cui siamo tuttora immersi. Né mi turba il tuo tradimento nei confronti di un’ideologia panaraba zeppa di menzogne. Il mio amico Alexander Langer mi ha insegnato la necessità del tradimento quando si tratta di rompere la gabbia della compattezza etnica. Ma non per saltare armi e bagagli dall’altra parte del muro, bensì per costruire ponti, favorire l’interscambio e la comprensione reciproca, incoraggiare l’autocritica fra la propria gente. Diceva Alex: abbiamo bisogno di traditori ma non di transfughi. È il senso di complicità che avvertivo quando mi accompagnasti nel ’98 ad Algeri. Portavo nella prima serata televisiva italiana una denuncia dell’integralismo islamico che all’epoca non ti vedeva ancora sensibile come oggi. Ma eravamo, io e te, qualcosa di antico da cui non si sfugge con i proclami e con le finte metamorfosi: due levantini. Sì, proprio gente di Levante, dai fenici alle repubbliche marinare, dai mercanti ai caravanserragli su e giù per le città cosmopolite di qui e di là del mare. Sanguemisti. Cabibbi. Gente d’outre-mer. Bastardi, per fortuna. Accomunati da una levantinità che solo gli ignoranti di storia mediterranea possono additare come una tara. In effetti quel che mi ha dato più fastidio, nel tuo Viva Israele, Magdi, è che pure tu, come tanti nostri nemici, esalti una presunta, mai avvenuta, metamorfosi degli ebrei. Finalmente combattenti. Avamposto della guerra occidentale in difesa della sacralità della vita. Per carità, lasciaci continuare a essere quel che siamo! Certe mascherate sono troppo pericolose in tempo di guerra!
http://lerner.style.it/archive.php?eid=9
venerdì 22 giugno 2007
Il ringraziamento di Magdi Allam
giovedì 14 giugno 2007
una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell’insieme della nostra civiltà umana
Appello per una “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo ”Dopo aver ascoltato e fatto nostro l’ “accorato appello” del Papa Benedetto XVI ad agire per porre fine alle “critiche condizioni in cui si trovano le comunità cristiane”, abbiamo deciso di promuovere una “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”. Noi non possiamo più continuare ad assistere inermi alle barbarie che stanno costringendo milioni di cristiani negli Stati arabi, musulmani e altrove nel mondo a fuggire dalle loro case e dai loro paesi. Al contempo noi denunciamo le violenze contro i religiosi e i fedeli cristiani che pagano con la vita l’impegno e la fedeltà a testimoniare la propria fede. La presenza dei cristiani si va assottigliando sempre più: dalla prima guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare dal Medio Oriente. Una fuga simile alla cacciata degli ebrei sefarditi che, da un milione prima della nascita dello Stato di Israele, si sono ridotti a 5 mila. Invitiamo pertanto tutti gli uomini di buona volontà, al di là della loro fede, etnia e cultura, a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà mercoledì 4 luglio a Piazza Santi Apostoli a Roma alle ore 21. Sarà una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell’insieme della nostra civiltà umana.
mercoledì 13 giugno 2007
La miseria dell'avaro
Gianfranco Ravasi http://www.avvenire.it/
lunedì 11 giugno 2007
I NOGLOBAL, BUSH E… IL CORPUS DOMINI
Centomila fedeli in processione non fanno notizia. Decine di scalmanati che protestano, danneggiamo treni e vetrine, viaggiano gratis, si... beh loro hanno il diritto di protestare...Credo che la mia idea sia molto vicina a quella di Socci che vi propongo qui sotto, da Libero del 9 giugno 2007.
Ho in più aggiunto un link al miracolo di Lourdes, di cui, nonostante molti pellegrinaggi, non avevo mai sentito parlare. Il video toglie il fiato... Guardatelo!
I quattro sciamannati che contestano Bush da giorni hanno l’onore delle prime pagine e delle aperture dei tiggì. Ma le 100 mila persone che giovedì sera, a Roma con il Papa, hanno partecipato alla processione del Corpus Domini fra le basiliche del Laterano e di Santa Maria Maggiore, non hanno meritato neanche una riga di attenzione da nessuno. E’ la dittatura del relativismo. Interessano i cattolici che ad Assisi fanno le marce della pace con Bertinotti, ma non le folle cattoliche che pregando portano per le vie di Roma l’Eucaristia. Cosa volete che sia la notizia di Dio che si fa carne e poi pane…Tutti siamo indotti a pensare che un Casarini che si agita in Trastevere sia più importante. Certo, tutto passa. Sono passati pure Lenin e Stalin, figuriamoci Casarini… Ma noi intellettuali invece pensiamo che siano i vari Casarini, i Silvestri, i Lapo Elkann e le veline, meteore che attraversano le nostre effimere cronache, a far notizia e non piuttosto il Signore della storia, la Bellezza fatta carne, che è fra noi da duemila anni e che ha promesso di restare per sempre. Siamo accecati o banali? Anche se – nelle nostre disperate solitudini laiche - pensassimo che 100 mila romani in processione siano solo folklore oppure – come scrive Odifreddi – ritenessimo che i cristiani siano dei “cretini”, è pur sempre un fenomeno sociale clamoroso. Perché non interrogarsi? Oltretutto a quel mistero che è l’Eucaristia sono state dedicate le nostre cattedrali e i più grandiosi capolavori della nostra arte. Fra i “cretini” devoti a quel mistero troviamo Mozart, Caravaggio, Dante, Raffaello che hanno espresso tutta la loro commozione per il Dio che si fa pane quotidiano. Folle di martiri hanno dato la vita per lui e i più grandi santi sono stati innamorati di Gesù “pane di vita”: da Francesco d’Assisi a Caterina da Siena, da Tommaso d’Aquino a Madre Teresa, da padre Pio a santa Chiara che con l’ostensorio fermò addirittura i saraceni. A far intuire che immane mistero si nasconda in quel pezzo di pane ci sono decine di miracoli eucaristici. Cito due dei più famosi. Quello di Lanciano e quello di Siena. A Lanciano, attorno al 750, un monaco stava celebrando la messa, ma da tempo era assalito dai dubbi: possibile che quella piccola ostia bianca diventi realmente fra le mani del sacerdote il vero corpo di Cristo? Mentre pregava Dio che lo liberasse da questo assillo, vide letteralmente il pane trasformarsi in carne. Atterrito e confuso scoppiò in lacrime. Il clamore fu enorme e quell’ostia di carne è tuttora conservata nella chiesa di San Francesco. Nel 1971 furono fatti esami di laboratorio. Il professor Odoardo Linoli il 4 marzo rese noti i risultati: si tratta di tessuto di cuore umano e sangue umano (emogruppo AB). Inoltre “nel liquido di eluizione dell’antico sangue si riconoscono tutti i componenti del siero di sangue fresco (tracciato elettroforetico) e tutti gli accertamenti fatti sulla carne e sul sangue non hanno mai portato al riconoscimento di materiali estranei, destinati alla conservazione”. Si è scoperto che la carne è parte del ventricolo sinistro di un cuore umano. Il professor Linoli dichiara che l’ipotesi di un falso (cioè di un cuore prelevato da un cadavere) non è convincente per il tipo di tessuto e per come tale tessuto è stato prelevato (“le prime dissezioni anatomiche sull’uomo si ebbero posteriormente al 1300”). Inoltre – studiando la retrazione concentrica del tessuto stesso e come si tentò nell’VIII secolo di fissarlo – il professore ha concluso che questo frammento di cuore, quando il monaco se lo trovò fra le mani, “fosse allo stato vivente”. Un altro caso a Siena. Il 14 agosto 1730 alcuni ladri, nella basilica di San Francesco, rubano la pisside d’argento piena di particole consacrate. Il sacrilegio sconvolge la città. Il giorno 17 le ostie sono ritrovate dentro una cassetta delle elemosine del santuario di S. Maria in Provenzano. Per farla breve, da allora – sono passati 277 anni – si conservano prodigiosamente incorrotte, sebbene il materiale di cui sono fatte sia quanto mai effimero. Analisi scientifiche hanno attestato che sono “intatte e senza sfrangiature”. Conclusione del professor Grimaldi: “Le Sante Particole di Siena sono in perfetto stato di conservazione contro ogni legge fisica e chimica e nonostante le condizioni del tutto sfavorevoli in cui si sono venute a trovare. Un fenomeno eccezionale e straordinario”. Molti altri sono i miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa. Poi ci sono gli episodi non ancora riconosciuti come miracoli, anche perché molto recenti, come quello clamoroso accaduto, il 7 novembre 1999, a Lourdes, nella basilica inferiore. Celebrava l’arcivescovo di Lione e con lui il cardinal Lustiger, arcivescovo di Parigi, con molti vescovi d’oltralpe. La messa era trasmessa in diretta dalla televisione francese “Antenne 2” e dunque quello che accadde è tutto documentato (si può vedere su internet scaricando il file all'indirizzo http://www.tonyassante.com/renzoallegri/eucar/indice.htm). Al momento dell’epiclesi, cioè quando i sacerdoti stendono le mani invocando lo Spirito Santo perché il pane e il vino diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, si vede chiaramente che la grande ostia bianca si solleva, oscilla e resta sospesa nell’aria per molti minuti, a qualche centimetro dalla patena, fino alla fine del canone. Il movimento con cui si solleva è impressionante. Alcuni esperti hanno analizzato la ripresa escludendo ogni manipolazione tecnica. Un altro fatto inspiegabile pare sia accaduto alla coreana Julia Youn Hong-Son. Il 31 ottobre 1995 partecipa alla messa che Giovanni Paolo II celebrava nella sua cappella privata. Riceve da lui la comunione e qui accade un fatto sconvolgente: sulla sua lingua quell’ostia diventa di carne. C’è un filmato che mostra quando il Papa, finita la messa, giunge davanti a Julia: lei si inginocchia e mostra al Santo Padre il prodigio. Si nota lo sguardo stupito del papa che carezza la guancia di Julia e traccia una croce sulla sua fronte (il filmato è stato mostrato per la prima volta da Piero Vigorelli, a “Miracoli”, su Rete 4, il 18 maggio 2001). Certo su questo episodio come su quello di Lourdes dovrà pronunciarsi la Chiesa. Ma i miracoli eucaristici già accertati parlano chiaro: alla fame di significato, di bellezza, di amore di ogni uomo, Cristo risponde facendosi pane, per sostenerci, trasformarci in Lui e divinizzare perfino il nostro corpo che si disfà e decade ogni giorno: se ci nutriamo di Lui è destinato a diventare un corpo glorioso come quello di Gesù dopo la resurrezione, non sottoposto più ai limiti dello spazio e del tempo, eternamente giovane. Ecco perché i centomila romani sono stati mossi dal desiderio di incontrare - ha detto il Papa - “Gesù che passa per le strade”. Il cardinal Siri, 40 anni fa, in una circostanza analoga alla visita romana di Bush, ebbe a dire: “in questo mondo c’è Kennedy, c’è Kruscev, ci sono tutti gli altri, che nel giro di pochissimi anni non vi saranno più. Vi prego di ricordarvi che in questo mondo c’è Gesù Cristo (con questo è detto tutto!) e che Gesù Cristo è il Figlio di Dio fatto uomo, cioè Egli è l’infinito e il più umano di tutti, l’unico veramente umano perché in un modo non ripetibile dagli altri, è andato in croce per tutti gli uomini…. Questi uomini che se arriva in una città un divo o una diva dello schermo, parlano per qualche tempo solo di quello, ombre effimere, assolutamente effimere e inconsistenti come tutte le ombre! Costoro che non si ricordano che Nostro Signore e Salvatore, quello che è andato in croce per loro, rimane lì nel Tabernacolo, Dio e Uomo, non con la presenza spirituale, ma con la presenza reale...”. Presenza che riempie ogni solitudine, vince il dolore e la morte e ama ciascuno chiamandolo per nome.
Antonio Socci http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm
lunedì 4 giugno 2007
IL CORAGGIO DI MAGDI ALLAM
Non avrei saputo esprimere meglio i concetti che ho trovato poi su Vita Casalese, e quindi vi propongo l'articolo pubblicato...
Aggiungo solo che il contatto umano che mi ha saputo regalare in quei due minuti di colloquio che abbiamo avuto al momento della firma dell'autografo sul libro sono difficilmente eguagliabili. Mi ha chiesto chi sono, cosa faccio, dove vivo, che lavoro faccio, mi ha chiesto di mia figlia... come un amico. E come si fa solo ad un amico, mi ha confidato che sua figlia studia da assistente sociale. Gli ho detto che molti in quella sala la pensavano proprio come lui, ma non avrebbero mai avuto il coraggio di prendere le posizioni che lui ha invece assunto. E mi ha risposto che bisogna avere il coraggio delle proprie azioni. se siamo capaci di pensare dobbiamo anche saper sostenere le nostre idee! E non è finita qui...
La dedica che ha scritto è molto bella ed è anche il riassunto della serata: A ........., con amicizia e gratitudine per l'impegno sociale e civile, i miei auguri : verità vita e libertà
E’ stato un successo straordinario di presenze e di simpatia l’incontro di sabato sera alla Filarmonica con Magdi Allam, il vice direttore del Corriere della Sera che ha ripreso alcuni temi essenziali svolti nel suo libro “Viva Israele”. Circa 250 persone, ancor prima dell’inizio, affollavano i due grandi saloni contigui per ascoltare il noto giornalista e opinionista televisivo. La serata era stata organizzata dall’Assessorato alla Cultura di Casale, dal Centro Culturale nuovo Areopago, dall’Associazione Amici della Biblioteca, dalla Fondazione Arte, Storia e Cultura ebraica di Casale e dal Centro Culturale Frassati di Torino. Presentato da Paolo Fiandra dell’Areopago, Magdi Allam con chiarezza ha parlato della situazione di gravissimo pericolo per la pace a causa del fondamentalismo islamico, della debolezza culturale e politica dell’Occidente e dei gravissimi rischi per il futuro del mondo. Il titolo dato al suo libro, “Viva Israele”, è molto di più che una provocazione -ha spiegato il giornalista- è la costatazione che la difesa della vita e della libertà deve essere affermata per tutti. “Viva Israele”, perché questa è una situazione emblematica, ma anche viva la vita, viva lo stato della Palestina, viva la libertà di tutti gli uomini in tutti i campi. Dopo le minacce ricevute da Hamas per aver denunciato i kamikaze palestinesi, "la mia vita", sostiene Allam, "è diventata strettamente collegata alla sorte di Israele, per una mia scelta interiore di fede nella sacralità della vita e per una bizzarria del destino che ha voluto che fosse un musulmano laico a battersi in prima linea, anche a rischio di morire, per difendere il diritto all'esistenza dello Stato ebraico". Da anni vive sotto scorta, e almeno sette agenti della Polizia antiterrorismo, più vari carabinieri hanno dato la loro opera nella serata alla Filarmonica per la sicurezza dell’oratore e del pubblico. Anche un ragazzo di grande sensibilità ed educato in una scuola religiosa italiana come lui non era rimasto del tutto immune al pregiudizio anti-israeliano, che venne però spazzato via dalle esperienze successive: "In queste pagine ho voluto raccontarvi il mio lento e sofferto percorso esistenziale dall'ideologia della menzogna, della dittatura, dell'odio, della violenza e della morte alla civiltà della verità, della libertà, dell'amore, della pace e della vita. Fino a maturare il pieno convincimento che, oggi più che mai, la difesa del valore della sacralità della vita coincida con la difesa del diritto di Israele all'esistenza". Ecco perché questo libro autobiografico parla alle coscienze di tutti: dietro l'intransigenza con cui si tutela il diritto di Israele all'esistenza e alla pace c'è la fermezza con cui si protegge la nostra società dai pericoli di infiltrazione e legittimazione dell'ideologia della morte. La sua lucida analisi ha negato che vi sia uno scontro tra religioni. Il fanatismo islamico che è stato occupato dal terrorismo (così come l’Islam si appropriò dell’arabismo – n.d.r.) non è tanto contro i cristiani, ma contro gli stessi islamici moderati o di altre sette (sono circa 500). L’islamismo è una galassia con centinaia di “confessioni” e non c’è un’autorità centrale, perché per i mussulmani il rapporto è diretto con Dio, senza la mediazione del “clero” o di una autorità religiosa. Ha ricordato che in Algeria il terrorismo islamico uccise 200.000 persone tra gli stessi musulmani. L’odio per Israele è fondamentale per il terrorismo islamico, e non solo del Medio Oriente ma anche per quelli delle Filippine o dell’Afghanistan, e per essi non è possibile nessun pragmatismo, perché la distruzione di Israele è un dogma assoluto. Ha sbagliato Condoleeza Rice –commenta Magdi Allam- a fare pressioni su Israele al tempo delle elezioni in Palestina pensando che Hamas al Governo sarebbe diventato pragmatico e avrebbe riconosciuto lo stato nemico. La stessa considerazione bisogna farla per l’Iran, definito un regime nazi-islamico. E’ stato molto severo anche con il nostro Governo per l’atteggiamento morbido del
Ministro degli Esteri D’Alema verso l’Iran, quando disse che se non ci desse più il petrolio ci costerebbe due finanziarie. Ricorda quando Churchill commentando la debolezza degli stati europei che avevano sacrificato Danzica alle mire di Hitler pur di evitare la guerra (che avvenne ugualmente...) disse: “la persona conciliante è come uno che nutre il coccodrillo nella speranza di essere mangiato per ultimo”. I terroristi devono essere distinti tra burattinai e burattini. Una volta c’era la credenza che fossero i disperati nati e vissuti nei campi profughi palestinesi, senza futuro, cui anzi la morte avrebbe assicurato ai familiari delle risorse. I kamikaze sono i burattini, ma adesso sono anche cittadini britannici di buona famiglia, con formazione culturale a volte eccellente nelle migliori università europee o statunitensi. Sono burattinai i miliardari sauditi come Ben Laden che vogliono conquistare l’Arabia Saudita e di lì farne una base di ampio potere economico e politico. E proprio Ben Laden, miliardario (in dollari...) saudita che ha studiato a fondo sia la finanza che la comunicazione prende dall’Occidente tutto il progresso tecnologico e finanziario ma rifiuta la sua ideologia, la sua cultura, la sua civiltà, identificate con il male. In questa globalizzazione tecnologica i terroristi sono diventati maestri. Non c’è dubbio che le due torri gemelle siano state colpite da due aerei dirottati dai terroristi islamici, ma è bastato che sui siti fondamentalisti apparisse un’altra ricostruzione, per cui la distruzione era dovuta agli affaristi americani con il concorso del Mossad (servizi segreti israeliani), che anzi aveva avvertito gli ebrei di non andare alle due Torri, per far sì che una verità e una bugia fossero egualmente accreditate e il fatto terroristico spaventoso fosse in qualche modo allontanato. La globalizzazione delle informazioni, senza controllo delle fonti e della autenticità, rappresenta un pericolo gravissimo, perché se non c’è il senso critico della conoscenza, tutto e il contrario di tutto hanno la stessa appartenenza. Questo ci porta al gravissimo pericolo del relativismo applicato un po’ a tutti i campi: ideologico, religioso, morale. E’ impressionante l’identità di analisi del giornalista con Papa Benedetto XVI, cui ha espresso piena consonanza e apprezzamento per il discorso di Ratisbona dello scorso anno. Al termine vivissimi applausi e moltissimi qualificati interventi hanno consentito di approfondire ancor di più i problemi esposti. Infine l’assessore Calvo si è complimentato con Magdi Allam per la sua chiarissima analisi. E poi gli autografi sul libri, acquistato da tutti i presenti.